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GRECIA, ASSUNTI 70MILA FUNZIONARI DAL 2010: "VIOLATI GLI ACCORDI SULLA CRISI"


 ATENE - Alla faccia della crisi e del blocco delle assunzioni di dipendenti pubblici. La Grecia ha violato un accordo con Ue e Fondo monetario internazionale assumendo circa 70 mila funzionari nel 2010-2011. È quanto risulta da alcuni rapporti (un rapporto interno della missione permanente della Troika e un rapporto voluto dal ministro delle finanze ad interim George Zannias) pubblicati oggi dal settimanale greco To Vimas. «Mentre il Governo varava la legge per ridurre il numero dei funzionari, li faceva rientrare dalla finestra», spiega al settimanale un membro anonimo della Troika.

Crisi, Monti riferisce su vertice europeo


"All'Italia non servono aiuti paralizzanti"

Il presidente del Consiglio Mario Monti ha riferito oggi alla Camera riguardo al vertice europeo sulla crisi.

L'Italia "non ha bisogno della protezione paralizzante di altri". Mario Monti non ha intenzione di chiedere l'aiuto del fondo salva stati o del FMI e lo conferma con chiarezza alla Camera, dove in mattinata annuncia l'avvio di una "operazione crescita" che possa ridare fiducia ai mercati. Certo, ammette il premier, la situazione è "complicata" : ci sono "tensioni molto gravi" che riguardano di nuovo l'Italia in un momento "cruciale" per l'Europa, seguito dal presidente americano Obama con "comprensibile apprensione"; ma la direzione di marcia può essere ancora invertita. Rispetto al novembre dello scorso anno, sostiene Monti, l'Italia è oggi "rafforzata". E' vero: lo spread sale. Ma sale "non per un fatto specifico italiano ma per turbolenze mercati europei in particolare connesse alla situazione greca. L'Italia, assicura Monti, si presenta con "obiettivi in regola e in corsa". E dunque non ha bisogno di aiuti esterni, che significherebbero solo "una cessione asimmetrica di sovranità". Non si tratta di un dibattito teorico: i suggerimenti all'Italia in questa direzione ci sono stati per davvero. E Monti, con orgoglio, fa capire di aver resistito alle pressioni di chi voleva che l'Italia chiedesse di essere aiutata: "Posso rivelare - dice il premier ai deputati - che abbiamo ricevuto consigli paterni, e qualche volta anche materni, da parte di chi ci diceva di chiedere l'appoggio del Fondo salva stati o del Fmi". Monti ha risposto di no perché avere "un'assistenza generalizzata" significherebbe essere di fatto governati dai rappresentanti dal Fondo Monetario Internazionale, della Bce e della Commissione Europea. "Gli sforzi che gli italiani hanno fatto e stanno facendo sono duri - osserva il presidente del consiglio -, ma sarebbero ancora più duri da accettare e maggiore sarebbe il senso di alienazione e frustrazione se questi sforzi fossero stati dettati da una trojka". Per uscire dalla crisi, sostiene dunque il premier, bisogna che ci sia un raddoppio degli sforzi sia in Europa sia in Italia. Il consiglio europeo di fine giugno dovrà prendere le giuste decisioni sulla crescita e mettere in cantiere gli eurobond (e a questo proposito Monti smentisce di aver ricevuto dei "no" preventivi da Angela Merkel); ma è anche essenziale che a Roma i partiti che sostengono il governo facciano il possibile per approvare i provvedimenti che ancora attendono il via del Parlamento. Guardano al prossimo futuro, Monti promette che a giorni il governo varerà una "operazione crescita" che però non potrà contraddire la tenuta dei conti pubblici: "La disciplina di bilancio - avverte - dovrà essere un nostro compagno di viaggio non necessariamente foriero di recessione". Ma i nuovi provvedimenti rischiano di non servire a nulla se la maggioranza non darà prova di coesione. Il premier riferisce quello che ha detto nel vertice di ieri sera a Alfano, Bersani e Casini: il premier ha suggerito ai tre leader di "intensificare l'azione sui tempi di approvazione dei provvedimenti". Perchè "bisogna togliere l'idea che hanno alcuni osservatori con scarsa simpatia per l'Italia che le riforme ci sono ma poi il Parlamento chissà se le approva". Se, in parallelo, il prossimo consiglio europeo varerà "un pacchetto credibile di misure per la crescita" e se farà "un passo verso gli eurobond", allora lo spread italiano diminuirà. "Ciò che preoccupa mercati finanziari e agenzie di rating - spiega il premier - è la scarsa crescita, che preoccupa anche noi. Se ci sarà crescita pagheremo uno spread inferiore, i tassi di interesse scenderanno, le imprese saranno facilitate negli investimenti e ciò ci metterà al riparo dal contagio".

Fonte:http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/277080

La Piazza Negata a Beppe Grillo "Finisce" in Tribunale



di Redazione
21 aprile 2012 -  Avrà strascichi giudiziari la vicenda della piazza negata a Beppe Grillo per un comizio elettorale in programma il prossimo 29 aprile a Palermo. Il Movimento Cinque Stelle ha dato incarico ai suoi legali di citare per danni il Comune, reo di avere gestito maldestramente la pratica per la concessione di piazza Castelnuovo per la manifestazione elettorale.

“Abbiamo saputo ieri – dice Riccardo Nuti, candidato sindaco dei grillini – che improvvisamente si è materializzata al Suap (lo sportello unico per le attività produttive del Comune) una richiesta di assegnazione della piazza per una manifestazione delle Acli, avanzata prima della nostra. Di questa richiesta, stranamente, però, mai nessuno al Comune aveva fatto menzione, né quando abbiamo fatto istanza, né nelle numerosissime volte che abbiamo chiesto lumi sull’iter della pratica”.

“Anzi, più volte – aggiunge Nuti – ci hanno ripetuto che l’unica richiesta che il Suap aveva in carico per quel giorno per piazza Politeama era la nostra. L’errore non è stato quindi della Soprintendenza, come ci avevano fatto credere in un primo tempo, ma del Comune”.
Il Movimento Cinque Stelle chiederà l’accesso agli atti e ha avviato la conta dei danni. “Per pubblicizzare l’evento abbiamo stampato 20.000 copie di un giornalino che invita la gente a piazza Politeama e ora non sappiamo se ristamparlo o integrarlo con un’errata corrige – spiega Nuti -. La ditta che dovrebbe fornirci l’amplificazione vuole conferme che non possiamo dare, per cui pagheremo anche a vuoto”. “Conferme – dice ancora il candidato sindaco dei grillini – ci chiedono pure i numerosi artisti che dovrebbero salire gratuitamente sul palco, e parliamo di gente come Gioè, Baccini e Segreto, oltre a numerosi altri personaggi di buona fama che hanno bloccato la data del 29 per noi. Per non parlare di Grillo, che non ha un altro colpo in canna per noi. Se salta la data del 29 non potrà più venire a Palermo. La sua agenda è fitta di impegni e le città che deve visitare prima delle amministrative sono tantissime”.

L’ipotesi di un annullamento della manifestazione di Grillo nel quartiere generale del Movimento Cinque Stelle di via Sampolo non viene, però, presa seriamente in considerazione. E’ in corso, infatti, un esame di tutte le piazze e degli spazi della città che possano contenere il popolo dei grillini che si prevedono numerosissimi.
 Fonte: http://palermo.blogsicilia.it/la-piazza-negata-a-grillo-finisce-in-tribunale/84786/

Chi ha Paura di Beppe Grillo?


di Fedro
20 aprile 2012 - Aver negato Piazza Castelnuovo a Grillo per il suo comizio spettacolo di domenica 29 aprile a Palermo, al di là delle questioni tecniche e metodologiche, è un clamoroso errore dei vertici burocratici degli enti che si sono assunti questa responsabilità.
E’ un errore perché viene letto dall’opinione pubblica come il tentativo di soffocare la libera voce di un movimento e del suo leader che, secondo gli ultimi sondaggi, sembra addirittura aver superato la Lega nelle intenzioni di voto degli italiani, ma, soprattutto, perché restituisce all’opinione pubblica nazionale l’idea di una Sicilia borbonica nella quale i detentori del vero potere, funzionari e dirigenti, decidono a discrezione cosa è consentito e cosa non lo è.
Ma la decisione dimostra anche il grande timore con il quale una società impreparata agli sconvolgimenti storici, quale quella siciliana, guarda ad una novità che, condivisa o meno, potrebbe sovvertire antichi equilibri e consolidate logiche.
Il tutto nell’indifferenza della politica che, anestetizzata da una campagna elettorale dove antichi vizi ed inesistenti virtù si inseguono, sottovaluta alcuni segnali che potrebbero rivelarsi devastanti.
Come interpretare, infatti, la scelta del movimento dei “Forconi” di interloquire a livello regionale e nazionale, solo con il Movimento di Grillo, se non con la voglia di saldare esperienze che fanno dell’antipolitica la loro bandiera.
Sembra di rivivere ciò che accadde all’inizio degli anni ’90 quando allora la vera novità, con i partiti tradizionali in ginocchio per il post tangentopoli ed il Paese in crisi, venne interpretata dalla Lega al nord e da Forza Italia su scala nazionale.
Anche allora si sorrideva ad ascoltare gli slogan improvvisati di Bossi e soci, ed i jingle di Berlusconi, ritenendoli un elemento di colore di quella campagna elettorale; eppure sappiamo come fini all’indomani del voto: i partiti tradizionali in ginocchio ed il potere consegnato nelle mani degli ousiders.
Attenzione, perché non c’è bisogno di ricorrere a Giambattista Vico per ricordare che corsi e ricorsi storici fanno parte in maniera indissolubile della storia di questa terra.