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Ecco chi siamo noi

Un segmento
fa di questa terra
un'isola,  
non isola incantata,
ma incatenata 
da pregiudizi più vecchi 
di chi ci ha illuminati.
Più parliamo di essere liberi,  
più ci troviamo come i chiodi,  
con le teste rivolte in giù.
Più si batte il martello
più il chiodo entra,  
ma non perché vuole
perché deve.
Ecco chi siamo noi:
"Siamo degli esseri così piccoli, 
pronti a saper dire e ridire 
ma mai a saper essere"!
Rosaria Magnisi

Alla Scoperta delle Bellezze di Scopello - Castellammare del Golfo - Segesta - Calatafimi (TP)


Tra le incantevoli insenature della Sicilia, il golfo di Castellammare è sicuramente uno dei più ampi e suggestivi in quanto include alcune delle località più belle e suggestive dell'intera provincia di Trapani. Per raggiungere questi splendidi luoghi ci si immette sulla SS 187 in direzione Castellammare. Giunti al bivio con Buseto Palizzolo, con una breve deviazione si può raggiungere il Bosco di Scorace, 750 ettari di verde in cui crescono vigorose querce da sughero. Procedendo oltre sulla statale si giunge al bivio per Scopello. Questa parte dell’itinerario offre splendidi paesaggi, si susseguono l’insenatura di Cala Bianca, Cala Rossa e Guidaloca (splendidi luoghi di balneazione). A questo punto la strada inizia a salire tra aspre rocce, arrivati al bivio di Scopello si prosegue sulla strada principale per circa 800 metri per giungere ai Faraglioni di Scopello e all’omonima Tonnara. Un luogo davvero spettacolare caratterizzato dalle rocce a strapiombo su un mare cristallino. La Tonnara fu costruita dagli Arabi e usata fino agli inizi degli anni ‘80. All’interno sono custodite barche e attrezzature. Si trova inoltre un diving center che organizza escursioni subacquee lungo un percorso archeologico.
Lasciati i Faraglioni, proseguendo per 2,5 Km si trova sulla destra una stradina non asfaltata che giunge alla splendida Cala Mazzo di Sciacca (da qui cominciala la Riserva Naturale dello Zingaro).



Tappa obbligata è il suggestivo borgo rurale di Scopello. È un piccolo borgo sorto verso la fine del settecento attorno alla corte di un Baglio, sul sito di un precedente casale arabo. Ritornati indietro fino al bivio per Scopello, imboccate la SS 187 in direzione Castellammare. Poco prima di giungere a Castellammare del Golfo, si toverà sulla sinistra un grande spiazzo: il Belvedere, dal quale è possibile ammirare uno splendido panorama sul golfo. Castellammare è celebre per la bellezza della sua costa, con gli incantevoli arenili che si alternano a suggestive calette e faraglioni. Le sue origini si identificano con quelle di Segesta di cui era il porto, ma raggiunse il suo massimo sviluppo sotto gli Aragonesi.
Accanto al porto, tra 2 spiagge di sabbia, spicca il Castello con torre cilindrica, costruito dagli Aragonesi sulla base di una precedente fortezza saracena.
Da visitare nel cuore della Castellammare antica, in piazza Matrice, la chiesa Madre (1726), a tre navate e dedicata a S. Maria del Soccorso, dove sono custodite alcune interessanti opere d’arte tra cui la statua in maiolica della Madonna del Soccorso (1559). In un piccolo spiazzo di via Ponte Castello troviamo la cinquecentesca chiesetta della Madonna del Rosario, detta “di l’agnuni” (cioè del cantuccio), con il portale decorato, nel timpano, da un elegante bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino tra Santi e Crocifisso.
Lasciata Castellammare del Golfo e giunti al bivio per Segesta, si lascia la statale 187 per immettersi sulla SP2, per giungere alle Terme Segestane di acque sulfuree. Prima dell’ingresso allo stabilimento termale, percorrendo un viottolo, è possibile bagnarsi nelle anse naturali di acqua calda.

Ritornati sulla strada, attraversando il Ponte Bagni, da cui si possono ammirare le gole e le cascate, si raggiunge la statale 133 in direzione Segesta, la più importante tra le città elime. Nella parte più occidentale della Sicilia, in quel triangolo splendido i cui vertici sono Segesta, Selinunte e la ventosa Erice,in un alternarsi di gole profonde, spianate erbose, colli sparsi di villaggi, arse pietraie e boschi arsi da fuochi più o meno recenti, lasciata sulla destra la visione del massiccio dell'Inici e del Golfo di Castellammare, a chi da Palermo va verso Trapani, appare improvviso in lontananza il tempio di Segesta, che grandeggia misterioso tra i monti del deserto paesaggio: Le sue  colonne s'ergono possenti, nitide, quasi intatte, come forse furono 25 secoli or sono, quando il santuario venne iniziato e non venne mai più portato a termine. Ora il colonnato dorico si staglia severo e silenzioso a primavera nel verde circostante. Segesta è silenzio, solitudine, come la vicina Selinunte, di Segesta implacabile nemica......
Segesta, il cui nome deriva dalla ninfa Egesta che ospitò Enea, sorgeva sul monte Barbaro, dove ancora oggi si possono ammirare i resti dell’antica città: il Tempio dorico e il Teatro. All’estremità orientale, sulla cima più alta del monte, si può raggiungere il Teatro greco, risalente alla fine del II secolo a. C., ma rimaneggiato dai Romani. Il teatro poteva contenere 4.000 spettatori, la cavea è ricavata nelle pendici della collina, oggi restano solo 20 gradinate divise in 7 cunei; doveva esserci una parete scenica riccamente decorata e l’orchestra era dotata di un passaggio sotterraneo che permetteva agli attori di fare entrate a sorpresa. Recenti scavi hanno iniziato ad individuare i resti di un’intera città.
Ritornando sulla statale si raggiunge Calatafimi, città famosa grazie alla vitoria riportata da Garibaldi sulle truppe borboniche nel 1860. Anche se le sue origini sono elime, deve il suo nome agli arabi: Kalat-al-fimi, ossia “Castello di Eufemio”. I resti del Castello, che diede il nome alla città sottostante, troneggiano ancora oggi sulla sommità del più alto dei 2 colli su cui sorge Calatafimi.
Dal castello, è possibile ammirare uno splendido paesaggio sulla vallata a cui fa da sfondo il Monte Inici e in lontananza il tempio di Segesta. Da non perdere il percorso dei vicoli.

Lasciata Calatafimi, percorrendo la SS 113 che conduce a Trapani, si giunge ad un bivio che porta al colle detto Pianto Romano. In cima ad esso si erge il Monumento Ossario eretto nel 1892 in memoria dei caduti garibaldini durante la guerra contro i Borboni, su progetto di Ernesto Basile (1857-1932). È qui che Garibaldi, rivoltosi al generale Nino Bixio che consigliava di ripiegare pronunziò la celebre frase "Bixio, qui si fa l'Italia o si muore!".
Si rientra verso la Valle Ericina lungo la statale 113 che si snoda su verdi colline. Giunti a Napola deviare a destra in direzione Valderice-Erice.
Eventi da non perdere:
A Castellammare del Golfo dal 19 al 21 agosto ha luogo la festa di Maria SS. del Soccorso, con la tradizionale processione a mare, per la rievocazione storica dell'attacco al porto da parte degli Inglesi, sventato poi dall'arrivo della Madonna. Le musiche e i fuochi pirotecnici cercano di riprodurre lo stesso scenario del 1718.
A Segesta, nel periodo estivo, l’antico teatro riprende a vivere, grazie ad una stagione teatrale imperniata sulla rappresentazione di drammi classici.
A Calatafimi, tra il 1° e il 3 maggio, con cadenza ogni cinque anni, si svolge la Festa del SS Crocifisso, la festa celebra i miracoli operati dal Crocifisso di legno della chiesa di S. Caterina. Alla fine di tre giorni di processioni, di esibizioni di carri e di lanci di confetti, accompagnato dalle campane suonate a distesa, esploderà con gran fragore il "grandioso sparo di giochi d'artificio", e saremo certi in quel momento di avere davvero vissuto una festa siciliana.

Video: San Vito Lo Capo e La Riserva Dello Zingaro (Trapani)


I Fondali Incontaminati dell'Isola di Panarea


Video: Lampedusa una Fantastica Isola nel Cuore del Mediterraneo


Video: La Neve a Pantelleria - Febbraio 2012


Video: Pantelleria in Bici


Video Stromboli ( 1^ & 2^ parte )


Alla Scoperta della Bellissima isola di Lampedusa


L'isola di Lampedusa è una tavola calcarea che termina, a nord, con una impressionante falesia, mentre a sud la costa è frastagliata e forma lunghi promontori e calette profonde che si chiudono con spiaggette di sabbia. Più vicina all'Africa che all'Italia (ed in effetti poggia sulla piattaforma africana) è circondata da un mare spettacolare, dalle incredibili sfumature che vanno dal trasparente, al turchese, al verde smeraldo al blu. Gli abitanti ignorano completamente l'agricoltura, l'interno dell'isola, bianco ed ocra, pietroso ed arido, ha un aspetto desertico. Si occupano invece di pesca come testimonia l'importante flotta ancorata in una rada ben riparata. Alcune scoperte hanno confermato che l'isola era già abitata nell'età del bronzo. Nel 1843 l'isola apparteneva all'illustre famiglia dei Lampedusa (e Giuseppe, autore del Gattopardo ne è il membro più noto), ma venne poi acquistata da re Ferdinando che vi installò un penitenziario e vi fece approdare alcuni coloni.

Il mondo sommerso - Bellissimo è lo spettacolo che si presenta agli occhi di chi, armato di maschera e pinne, naviga lungo le coste rocciose: donzelle pavonine dai colori sgargianti, scorfani, bavose sfinge (nascoste nelle piccole cavità degli scogli). stelle marine, salpe, le sottili aguglie, polpi, lepri e cetrioli di mare; spugne. Il fondale, a tratti roccioso, o candido e sabbioso, si tinge improvvisamente di verde scuro. E la posidonia, pianta acquatica chiamata anche polmone del Mediterraneo per l'ossigeno che rilascia nell'acqua, che forma vere e proprie praterie sommerse. Chi invece è dotato di bombole scopre un mare ricchissimo di coralli, spugne, madrepore, alcuni coloratissimi pesci pappagallo e, nei pressi di Capo Grecale (ma solo a 50 m di profondità), le aragoste.

Lampedusa - Il nome è lo stesso dell'isola e, se non si considerano alcune casette i sparse qua e là, questo è l'unico agglomerato urbano. Il centro si sviluppa lungo via Roma, che si anima il mattino, per il momento della colazione, e la sera, dal tramonto fino a notte inoltrata. Qui si concentrano negozietti e caffè che si allungano sul corso con i loro tavolini e che, in estate, organizzano piccoli intrattenimenti (dal karaoke alla musica dal vivo).
Per il giro dell'isola in barca, è sufficiente recarsi (durante l'estate) al porto dove molte barche propongono il loro giro a prezzi contenuti. L'escursione dura normalmente tutta la giornata, con partenza intorno alle 10 e rientro verso le 17. Il giro è descritto in senso orario. La costa bassa e frastagliata è ricca di insenature e calette tra cui spicca a Tabaccara, bellissima baia raggiungibile solo in barca bagnata da un incredibile mare turchino, seguita dalla Baia dell'isola dei Conigli. Si giunge a Capo Ponente, estremità occidentale dell'isola, il panorama si trasforma: la costa che caratterizza tutto il lato nord dell'isola è un'alta parete scoscesa che si affaccia al mare con numerose e suggestive grotte. Subito oltre la bella Baia della Madonnina (cosi chiamata perchè se ne ravvisa la forma in una roccia in alto), si incontrano gli imponenti scogli del Sacramento, con di fronte l'omonima grotta molto profonda, e del Faraglione. L'estremità nord-orientale, Capo Grecale, ospita il faro, visibile fino a 60 miglia di distanza. Subito oltre Cala Pisana, la Grotta del Teschio "nasconde" una spiaggia di 10-15 m di lunghezza raggiungibile attraverso un passaggio sulla destra. Dato che la strada che compie il giro completo dell'isola non è tutta asfaltata si consiglia di noleggiare dei motorini o dei piccoli fuoristrada. Da Lampedusa centro dirigersi a est, verso l'aeroporto. La strada sterrata che corre lungo la pista di atterraggio dell'aeroporto costeggia le numerose calette e piccole baie rocciose della costa sud. Si supera Cala Pisana e si giunge nei pressi del faro di Capo Grecale da dove si gode di un bel panorama sulla costa che qui è già alta come per tutto il lato nord. La strada si ricongiunge poi con quella che corre lungo il lato meridionale dell'isola. Voltare a destra in direzione delle installazioni di telecomunicazioni.

Albero del Sole - E' il nome del punto culminante di Lampedusa (133 m). Una piccola costruzione circolare custodisce un crocifisso ligneo. Alle spalle del muretto di pietra (fare attenzione perchè cela un'incredibile parete verticale), si gode di una vista impressionante sul Faraglione, chiamato anche Scoglio a vela, e sulle falesie, a strapiombo sul mare. Data l'altezza, per godere del panorama si consiglia di stendersi a terra in prossimità del bordo. 
Ritornare sui propri passi ed imboccare la strada semiasfaltata sulla destra. Si costeggia, sulla destra, una zona di rimboschimento della forestale. Alla fine del muretto di recinzione, seguire il sentiero in terra battuta, vagamente tracciato, che porta fino ad una piccola croce in ferro. A destra, un promontorio offre un'incantevole vista sullo Scoglio del Sacramento (a destra). In lontananza, sulla sinistra, l'isolotto di Lampione. 
Ritornare di nuovo sulla strada principale e proseguire verso sud. Si raggiunge così l'Isola dei Conigli.
Baia dell'isola dei Conigli - L'ampia baia, coronata da bianche falesie e occupata, al centro, da un'isoletta, ospita la più bella spiaggia dell'isola. E' un angolo caraibico, con una sabbia bianchissima che digrada dolcemente in un mare trasparente dai toni sfumati che vanno dal turchese allo smeraldo. Ogni anno, le tartarughe Caretta-Caretta vi vengono regolarmente a deporre le uova. Ora l'evento è minacciato dalla grande affluenza di turisti che si trattiene fino al tramonto (la deposizione è notturna, ma la tartaruga è estremamente diffidente e bastano rumori insoliti e luci a spaventarla e a farla allontanare). E questo inoltre l'unico luogo in Italia ove si trova un particolare tipo di lucertola striata (lo psammodromus algarus), tipica dell'Africa nord-occidentale (Tunisia, Algeria e Marocco).
Madonna di Porto Salvo - Questo piccolo santuario dalle origini antiche (e di cui non esistono più testimonianze), è circondato da un bel giardino fiorito.

INFORMAZIONI UTILI

Accesso - Il modo più semplice di arrivare alle isole è l'aereo. Esistono dei collegamenti via Palermo e, nel periodo estivo, anche dei voli diretti da Milano, Bergamo, Roma, Venezia e Verona. Esiste anche la possibilità di arrivare via mare con un traghetto che collega Lampedusa con Agrigento, ma che arriva in serata e quindi, a meno che non si possieda una vettura o non se ne noleggi una, rende quasi inevitabile pernottarvi.
Cosa acquistare - A Lampedusa si raccolgono bellissime spugne naturali che costituiscono sicuramente uno degli acquisti favoriti. Un consiglio: il candore delle spugne, sebbene esteticamente più bello, indica un trattamento chimico che le rende meno durature. Spugne di colore leggermente brunito,. invece, durano più a lungo. A Linosa invece, si possono acquistare i prodotti dell'isola (lenticchie, pomodorini ecc, e panieri di canna nel centro abitato).
E la cena? - Lampedusa pullula di piccoli ristorantini e trattorie che offrono piatti rigorosamente a base di pesce. In particolare si deve assaggiare il cuscus di pesce spesso cernia), piatto di derivazione tunisina. Un buon indirizzo per gustare una cucina casalinga è la Trattoria-Pizzeria Da Nicola, nei pressi dell'isola dei Conigli.

Alla Scoperta delle Bellezze di Taormina " La Perla Regina "



Taormina, situata a 200 m sul livello del mare, si apre sullo Ionio e domina un immenso panorama di cui fanno parte oltre al vulcano più alto d'Europa i vastissimi odorosi agrumeti della piana sottostante. Vanta un clima ottimale che d'inverno raramente scende sotto i 15 gradi, mentre durante i periodi più caldi difficilmente supera i 28°. Pur non essendo direttamente sul mare le spiagge sottostanti di Mazzarò, Isola Bella, Giardini Naxos sono molto ben collegate e perciò facilmente raggiungibili dal centro urbano. Il clima mite e la bellezza dei luoghi ne fanno una meta privilegiata del turismo internazionale, nei confronti del quale viene presentata un'offerta di servizi ed infrastrutture di qualità superiore e standard europei. La città rappresenta un unicum caratterizzato da un intreccio straordinario di preziosi elementi architettonici, urbanistici, paesaggistici e di splendidi e lussureggianti giardini ricchi di valore archeologico e monumentale. Esaltata dalla maestosa imponenza dell'Etna, dall'incantevole costa di Capo Taormina e dell'Isola Bella, Taormina fu raccontata così da Maupassant: "se qualcuno dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse cosa bisogna vedere, risponderei senza esitare Taormina. E' soltanto un paesaggio, ma un paesaggio in cui si trova tutto ciò che sembra creato sulla terra per sedurre gli occhi, la mente e la fantasia". Salendo da porta Messina si arriva subito in Piazza Vittorio Emanuele, che corrisponde all'antica agorà e poi al Foro romano; qui si trova Palazzo Corvaja, una splendida architettura quattrocentesca decorata da finestre gotiche che si aprono sulla austera facciata e caratterizzata da una bella cornice marcapiano e da un coronamento a merli. Il portale d'ingresso del palazzo costituisce il più bell'esempio di stile gotico-catalano. Il palazzo oggi è sede dell'Azienda di Soggiorno e Turismo. A sinistra del palazzo si trova la Chiesa barocca di Santa Caterina d'Alessandria, dietro la quale sono i resti dell'odeon di età imperiale. Dalla Piazza Vittorio Emanuele si va verso il Teatro Greco, raggiungibile percorrendo l'omonima via; per grandezza è il secondo in Sicilia dopo quello di Siracusa. Il paesaggio che gli fa da sfondo è straordinario, con l'Etna in primo piano e l'azzurro del mare che si confonde con il cielo. Il complesso è imponente e la sua veste attuale risale per la maggior parte al periodo romano. La splendida fabbrica è infatti frutto di molte stratificazioni: quando nel VII secolo a.C. cominciarono a sbarcare i primi coloni greci sul capo di Schisò, esisteva già un teatro o un'ara pubblica di preghiera arroccata sull'altura e d'altronde l'impianto attuale, rimaneggiato in età imperiale romana, si sovrappone ad un teatro più antico, di età ellenistica, risalente all'epoca di Ierone II di Siracusa. Al periodo romano appartiene anche la Naumachia, un vasto prospetto murario lungo 122 m e alto 5 m, sul quale si alternano nicchie di varia grandezza; situato appena sotto il Corso Umberto aveva il compito di supportare il piano stradale ma servì anche da sistema di raccolta delle acque piovane.
Proseguendo sul Corso si giunge alla Piazza 9 Aprile, con uno straordinario panorama sul golfo: sulla piazza si trova la chiesa di Sant'Agostino, di forme gotiche, la Chiesa di San Giuseppe, seicentesca, e la Porta di Mezzo con il bell'Orologio. La piazza è il centro della vita mondana ed è affollatissima soprattutto all'ora dell'aperitivo quando nei suoi bar storici si può incontrare il bel mondo. Oltrepassando la Porta si giunge alla Piazza del Duomo, dove si trova anche il Municipio (XVII sec.) e la fontana barocca che reca il simbolo della città: una figura mitica metà toro e metà donna. Il Duomo di San Nicolò risale al XIII sec. e fu riconfigurato in età rinascimentale. Poco prima della piazza si trova sulla destra, in cima a una scenografica scalinata, il Palazzo Ciampoli di origine quattrocentesca. Siamo giunti all'altro capo del Corso Umberto che termina con la Porta Catania. Qui si trova il Palazzo dei Duchi di Santo Stefano, uno degli esempi più interessanti dell'architettura civile siciliana dei secc. XIV-XV., oggi sede prestigiosa di mostre d'arte.
Da qui percorrendo in basso la via Roma si può raggiungere il convento di San Domenico, un bel complesso cinquecentesco, trasformato nel più famoso albergo dell'Italia meridionale, pur conservando gli arredi e la sistemazione originaria. Una passeggiata merita infine l'incantevole Villa comunale, dono alla città di una nobildonna inglese. Si trova a strapiombo sul mare, su di un panorama incantevole, e contiene una ricca vegetazione mediterranea ed esotica. Al centro della villa si trova una bizzarra costruzione in legno, un padiglione che mescola nei decori lo stile arabeggiante al gusto per le cineserie.
Tauromenion fu fondata nel 358 a.C. sul monte Tauro da un gruppo di greci provenienti dalla vicina Naxos, la più antica colonia greca in Sicilia. Divenne un importante centro di scambi per i romani che la dotarono di una grandissima cisterna per l'approvvigionamento idrico e successivamente costituì un punto di riferimento per la Sicilia bizantina. Durante il periodo arabo furono bonificati i terreni intorno e razionalizzato il sistema di irrigazione secondo criteri che sono ancora in uso nella Sicilia moderna ed acquisiti alla storia dell'ingegneria idraulica. Conquistata dai normanni fu poi abitata nel periodo aragonese da alcune importanti famiglie feudali, che la dotarono di splendidi palazzi. Dopo qualche secolo di decadenza, Taormina ritrovò il proprio splendore a partire dal XVIII sec. Quando, sulle orme di Goethe, che ne parlò entusiasticamente nel suo Viaggio in Italia, la città divenne meta di aristocratici, artisti, intellettuali e ricchi mecenati nordeuropei che diffusero la sua immagine di struggente bellezza in tutta Europa.
In città si organizzano tutto l'anno appuntamenti e manifestazioni di altissima qualità, raggruppati sotto il logo di "Taormina Arte". Importantissimo in particolare il festival cinematografico, la cui prima edizione risale al 1954, e rivolto da qualche anno verso le produzioni di lingua inglese; la rassegna attira a Taormina numerose star internazionali. Ma Taormina Arte riguarda anche la musica e il teatro; il teatro greco e la villa comunale fanno da palcoscenico d'eccezione agli spettacoli in genere svolti nei mesi estivi.
Il mare di Taormina è rappresentato dalla spiaggia di Mazzarò, cui si giunge tramite funivia o a piedi. Si tratta di una insenatura di bellezza straordinaria, delimitata dal Capo Sant'Andrea; oltre questo capo si estende l'altra spiaggia famosa di Isola Bella, che oggi è finalmente diventata Riserva Naturale Orientata. Salendo verso l'alto invece, oltrepassando la città di Taormina, si giunge dopo qualche chilometro di strada tortuosa al castello medievale della città, ben visibile dal delizioso paesino di Castelmola che lo sovrasta. Questa cittadina, a 5 km. da Taormina, è situata lungo un costone a strapiombo sulla valle e merita un breve gita per la bellezza del panorama e la bontà della sua pasticceria. Tra le località turistiche siciliane Taormina è un polo di eccellenza, per quantità e qualità dei servizi, per offerta e proposte culturali. La città ha una lunga, nobile tradizione di turismo colto e sofisticato, e per questo sopporta il turismo di massa, che da qualche decennio la affolla, con quell'aria un pò snob, tipica di quella nobiltà rassegnata ad aver rapporti con la gente comune per vivere.
E' comunque vero che, nonostante il gran numero di visitatori, soprattutto in estate e nei fine settimana, Taormina conserva intatto il suo fascino ed un'atmosfera signorile e accogliente. Per gustarla al meglio dovreste frequentarla nelle belle giornate di gennaio o all'inizio della primavera, quando i balconi cominciano a rifiorire e le buganvillea si riappropriano dei muri in pietra. La via principale della città è ormai un susseguirsi di negozietti, per fortuna non chiassosi però: antiquari, ceramiche, bric à brac, boutique sullo stile partenopeo, piccole gioiellerie artigianali.
Si dorme bene a Taormina e la scelta è veramente varia, a seconda delle possibilità economiche: noi vi consigliamo una camera alla Pensione Gaia (in cima alla scalinata a pochi metri dalla piazza del Duomo), con vista mozzafiato sul golfo. Si tratta di un piccolo ritrovo con poche camere, tutte diverse e arredate in un kitsch bizzarro e veramente originale. Proprietari giovani, gentili e accoglienti, prezzi modici e colazioni in un piacevole giardino di agrumi. Quanto al buon mangiare, com'è ovvio, è ricchissima l'offerta di ristoranti di pesce (ma state sempre molto attenti alla qualità); per questo non ve ne indichiamo neanche uno. Noi vi consigliamo invece, dopo l'aperitivo d'obbligo in piazzetta - per esempio al Wunderbar, un'autentica istituzione, per vedere e farsi vedere - un piccolo ristorante discreto e nascosto in una traversina del corso principale, A' Zammara: in estate si mangia in giardino, all'ombra dei limoni. E all'insegna dei limoni è il menù che vi proponiamo, a partire da un prelibato risotto al limone, vanto del locale, alle polpettine di carne avvolte nelle foglie di limone e arrostite sulla brace, per finire con la sontuosa mousse agli agrumi, un trionfo della gola. Se volete finire la serata in compagnia vi consigliamo lo Shatulle e tutta la piazzetta intorno, atmosfere magiche ed "alternative", di grande fascino insomma. Per bere un ultimo bicchiere invece, magari di un grande vino o di una riserva speciale, in dolce compagnia e lontani da occhi indiscreti, cercate il Caffè letterario Intra Moenia, su Porta Messina, gemello dello storico caffè di Napoli (i proprietari sono parenti). 

VAI A SALINA E TI INNAMORI




Le isole Eolie sono per me le isole più belle del mondo! Salina è, senza dubbio, la più affascinante. Chi ama il mare rimarrà incanto dalla trasparenza invitante che esso possiede..e quando immergerà le sue membra farà fatica a lasciarlo..! Salina innamora per ciò che offre. Già nell’antichità, Salina era il giardino delle Eolie, cosi come la Sicilia era il giardino d’Italia. L’isola ha mantenuto nel tempo questa peculiarità riuscendo ad offrire sempre i suoi prodotti anche nel periodo magro, quello successivo alle due guerre mondiali, in cui le abbaglianti prospettive di vita dell’America e dell’Australia spinsero molti salinari ad intraprendere la malinconica strada dellOggi Salina riassume, nel contesto eoliano, l’immagine di un’isola che appare ed è viva sempre, sia quando trabocca di turisti ma anche quando i turisti se ne vanno. Salina si presenta con un insieme di colori, odori, profumi, gusti che le conferiscono un fascino unico, un fascino che si incide nel cuore e nell’anima. In poche parole a Salina si alternano un mare cristallino, fondali pescosi, aurore sorgenti dal mare, tramonti infuocati che nel mare sembrano spegnersi, due montagne verdi uguali eppure diverse, una vegetazione rigogliosa e lussureggiante, vigneti di malvasia, distese di capperi fioriti, gli agrumi sempre carichi di arance e limoni, gli orti ben mantenuti, i giardini in fiore in ogni stagione, i voli del falco e della poiana, gli occhi chiari del barbagianni nella notte, le salsicciate in piazza, i falò dei ragazzi in riva al mare, le feste religiose con le processioni ed i fuochi. E poi il turchese, l’ocra, il salmone, il bianco delle case…e la bontà delle pietanze preparate ancora secondo i riti antichi. Tutto un insieme che conferisce a Salina la dimensione giusta per trascorrerci una rilassante vacanza o per viverci una vita tranquilla. L’isola è divisa amministrivamente nei tre comuni di S. Marina Salina (+ Lingua), Malfa (+ Capo Faro e Pollara), Leni (+ Valdichiesa e Rinella) che contano insieme circa 2.400 abitanti. Sono presenti le forze dell’ordine (0909843019, 112), tre farmacie (una per comune), un presidio medico efficiente (118, 0909844005, 0909843064), le agenzie marittime della Siremar (0909843004) e quella della Usticalines (0909843003), due sportelli bancari, due pompe di carburante, una Associazione degli albergatori (www.salinaisolaverde.com), una banda musicale, un museo civico a Lingua, altri centri (pinacoteche, biblioteche, ecc) di interesse culturale e storico, un sito archeologico in località Portella e tanti bei negozi e locali dove si può comprare, bere, mangiare e rilassarsi. I diportisti possono ormeggiare nella darsena di S. Marina Salina, mentre chi la barca non ce l’ha può prenderla a noleggio. Una abbastanza efficiente rete stradale collega i vari villaggi che possono esser raggiunti con gli autobus del consorzio intercomunale, con i taxi, con un motorino preso a noleggio, con mezzi propri o a piedi. Affollata nella stagione estiva è la strada che va da S. Marina Salina a Lingua. Tre chilometri circa continuamente meta di camminatori e corridori. Il collegamento con le altre isole e con la terra ferma è assicurato da navi ed aliscafi che operano nei porti di S. Marina Salina e Rinella. Recentemente sta diventando facile e pure relativamente economico arrivare e partire in elicottero. Didyme (gemella) è l'antico nome dell'isola di Salina. L'antico nome è derivato dalla forma dell'isola: due rilievi quasi identici, separati da una sella, proprio la forma di un seno. Il nome attuale deriva da uno stagno costiero che, un tempo, era utilizzato come "salina"( la salina fu per lungo tempo l'attività predominante per le maestranze ed i lavoratori locali). Quest'ultimo è posto lungo la punta di Lingua, comunemente inteso come " il laghetto di Lingua " con il suo faro che ancora indica la via ai marinai, mentre nelle sue acque stanziano occasionalmente volatili migratori. Tale località prende il suo nome appunto dalla lingua di terra/lago che emerge sul mare; ha una profondità di pochi metri e una estensione di circa due ettari. Il territorio è costituito da due apparati vulcanici distinti: il Monte Fossa delle Felci ed il monte dei Porri, entrambi rigogliosi di verdissima vegetazione e capperi. Da ogni villaggio parte almeno un sentiero pedonale che consente di raggiungere, tra incredibili scoperte panoramiche e floreali, Monte Fossa delle Felci (m.996) la cima più alta delle Eolie. Più difficoltosi sono i sentieri per raggiungere la cima di Monte dei Porri (m.860). Le coste sono alte e dirupate. Nel comune di Santa Marina è possibile ammirare una spiaggia dai rotondissimi sassi, che splendono come gemme, bagnati dal mare. Nella località di Pollara (culla di alcune riprese del film " Il Postino " con Massimo Troisi) si apre uno strapiombo sul mare, finemente intagliato, che racchiude nelle sue profondità una spiaggia unica al mondo, dalla sabbia tanto fine quanto " nera ". Nella località di Valdichiesa viene venerato il bellissimo Santuario della Madonna del Terzito. Le case, dal candido biancore, non conoscono spigoli, le loro linee sono morbide ed arrotondate. E' uno splendore osservarle dal largo mentre raggiungi l'isola... stelle arroccate su terra verde incontaminata.. Nelle strade infuocate si cammina a piedi nudi, selvaggiamente, naturalmente. E' una terra da vivere nella sua naturalezza, nella sua semplicità. Se volete, e potete, raggiungetela in barca a vela! Vi incanterà!





Panarea la Bella Vip



Michelangelo Antonioni l'ha scelta come location per "L'avventura" e Roberto Rossellini ha immortalato i suoi paesaggi nella pellicola "Stromboli": parliamo di Panarea, la più antica e la più piccola − con una superficie che ammonta, infatti, ad appena 2.400 kmq − delle isole Eolie, con cui costituisce lo splendido parco marino decretato Patrimonio Unesco. Due le anime dell'isola: una selvaggia, caratterizzata da una natura ricca sia dal punto di vista vegetale che faunistico, e da una varietà di fenomeni geotermici, e l'altra mondana, che vede questa magica terra,  normalmente abitata da poche centinaia di persone, popolarsi, durante la stagione estiva, di vip e single desiderosi di nuovi incontri, che non mancano di trascorrere il by night al "Raya", una delle discoteche più trendy del Mediterraneo. Per raggiungere questa micro-isola e i suoi campi fioriti di margherite e narcisi occorre imbarcarsi a Messina, Reggio Calabria, Napoli o Palermo su corse con frequenza a variabile stagionale, oppure partire da Milazzo per fare scalo a Lipari. Arriveremo così in questo eden rigoglioso di macchia mediterranea, tra ginestre, agavi, capperi, fichi d'India, lentisco ed olivi secolari, e popolato da falchi della regina, corvi, gabbiani reali, cormorani e gechi. Dal punto di vista geologico la attuale Panarea è una sopravvivenza parziale dell'assetto originario − una  ampiezza di 460 kmq con punti di altitudine sui 1.300 metri − che eruzioni vulcaniche hanno progressivamente mutato, generando una serie di incantevoli isolotti: Dattilo, Lisca Bianca, Lisca Nera, Panarelli, le Formiche, Bottaro, Basiluzzo. Su quest'ultimo, collocato a circa tre chilometri e mezzo da Panarea, sono stati rinvenuti mosaici e resti di costruzioni romane; la sua altitudine di 165 metri regala stupendi panorami, mentre il fondo marino custodisce, nei pressi dello scalo, una darsena sommersa in seguito ad episodi di bradisismo, e tuttora visibile. Faraglioni di dimensioni diverse, gli scogli di Panarea si configurano superficialmente come entità autonome, ma profondamente risultano essere interconnessi, costituendo un unico istmo tra Lipari e Stromboli. Oltre alle linee frastagliate della costa occidentale e alle ampie distese anticamente coltivate a vigneti e oliveti con la tecnica dei terrazzamenti, tuttora evidenti sul territorio, a caratterizzare questa isola, indubbiamente, le sue stupende spiaggette − vere e proprie miniature, spesso ampie appena tre metri... Tra tutte una sottolineatura particolare va a Calcara, sia in quanto area ad alto valore archeologico − numerosi sono, infatti, i reperti di epoca preistorica e romana qui rinvenuti − che naturalistico: qui è possibile ammirare, infatti, il fenomeno delle cosiddette "fumarole". Dalle fessure delle rocce fuoriescono vapori ad una temperatura di circa 100°, traccia dell'antica attività vulcanica; tra le manifestazioni di questa tipologia annoveriamo, poco distante, anche il ribollire delle acque tra Bottaro e Lisca Bianca. Il Timpone del Corvo, coi suoi 400 metri di altitudine, è il punto dominante su tutte le località isolane: in primis, San Pietro, dove si trova l'approdo unico per le imbarcazioni, e poi Ditella e − scendendo a sud − Drauto. Molto rinomate sono, poi, la spiaggia degli Zimmari e l'affascinante Cala Junco, presso Punta Milazzese, sito dell'insediamento preistorico. Caratterizzata dalla presenza di 23 capanne, questa area ha a lungo conservato una serie di amuleti, mortai, macine, vasi e cocci ora custoditi nel Mueo Eoliano di Lipari. La bellezza di Panarea, oltre che sopra, si trova anche sotto la superficie: meravigliosi sono infatti i suoi fondali, ideali per praticare diving. La straordinaria spurezza dell'acqua regala una ottima visibilità fino a 40 metri di profondità, consentendo di ammirare i particolari delle numerose grotte presenti. Tra le virtù di questa isola, esplosa come meta turistica negli anni Cinquanta, c'è senza dubbio la sua gastronomia, splendido matrimonio tra i prodotti di Madre Natura e la creatività degli chef locali. Tra le numerose specialità citiamo le fantasiose tartine, con burro, mandorle e pistacchi, o con burro all'arancio, limone e mandarino. Se tra i primi piatti è un must provare le fettuccine all'aragosta, le linguine al pesto eoliano, la pasta con i capperi o con acciughe e mollica, tra i secondi di carne assaggiamo vitello con i carciofi e tra i secondi di pesce le triglie al rosmarino. Come contorno, peperoni e melanzane in diverse varianti, ed olive condite con buccia d'arancia, carote, sedano e olio. Da bere, infine, sangria.

Alla Scoperta delle Bellezze delle Isole Egadi





Le isole Egadi sono un arcipelago dell'Italia, in Sicilia, che comprende tre isole principali, Favignana (la maggiore), Levanzo (la minore) e Marettimo, e due grandi scogli, Maraone e Formica, che emergono dalle acque azzurre del Tirreno, a poche miglia da Trapani, da cui sono facilmente raggiungibili con traghetti e aliscafi (Siremar 0923 540515, Alilauro 0923 24073). Le acque limpide e le coste affascinanti, i piccoli rilievi, le baie, le grotte, e poi il particolare richiamo della tonnara (una delle poche superstiti in Sicilia), fanno delle Egadi una apprezzata meta turistica e balneare. Il toponimo "Egadi" significa "favorevole, propizio", forse in riferimento alla mitezza del clima e alla pescosità del mare. La storia delle Egadi ha origini molto antiche: sono tuttora visibili i segni delle culture dell'età dei metalli. Abitate sin dalla preistoria e conosciute anche in età classica, queste isole appartennero alla famiglia Pallavicini-Rusconi fino al XIX secolo, quando la proprietà della Tonnara passò ai Florio e poi ai Parodi. Favignana - Meta di viaggiatori, scrittori e pensatori antichi e contemporanei Favignana ha ispirato, con i suoi colori, la sua natura e le sue coste lussureggianti, i viaggi di numerosi artisti ed esploratori. Oggi è frequentata da un turismo vivace soprattutto nel periodo estivo, quando le acque dalle trasparenze verde azzurro, e la ricchezza delle grotte naturali lungo le coste, si mostrano in tutta la loro bellezza. Nell'interno del paese, altre bellezze, altri luoghi d'incanto: le cave di tufo e di arenaria, che mutano i loro colori in un gioco di luci ed ombre. Arroccato sopra il monte di Santa Caterina, che domina il porto di Favignana, sorge il Forte omonimo; da questo cocuzzolo, raggiungibile attraverso lunghi e sinuosi tornanti, si ammira un panorama sul paese e sulla ottocentesca tonnara dei Florio. Le prime due tonnare, quella di San Leonardo e di San Nicolò, furono invece installate a Favignana in epoca angioina. Alla famiglia Florio l'isola ha legato la sua prosperità dalla seconda metà dell'800, fino ai primi decenni di questo secolo. A simbolo di Aegusa (questo il nome antico di Favignana) è stato edificato, infatti, lo stabilimento dei Florio che si trova proprio all'ingresso di Favignana, sul porto; il giro dell'isola, via terra, inizia esattamente da qui: un'unica strada conduce placidamente dal porto verso il centro del paese ed è subito un immergersi negli aromi del Sud, nei colori della macchia mediterranea e nei sapori salmastri. Lungo questo percorso si raggiunge la piazza Matrice, e sulla destra si entra nel quartiere S. Anna, il nucleo più antico del paese edificato verso la metà del 1600, dove si nascondono, tra le splendide cave di tufo, i giardini ipogei da cui emanano i profumi delle Mille e una notte. Affascinano i visitatori, per la ricchezza degli scenari naturali, punta Faraglione (alta 34 metri circa a strapiombo sul mare) all'estremità settentrionale dell'isola, punta Ferro e punta Calarossa.
Levanzo - A poche miglia dall'isola di Favignana si trova Levanzo: l'isola più vicina alla costa trapanese, con un piccolo porto, e un adorabile paesino. Le coste di Levanzo sono alte e rocciose e, in generale, l'aspetto dell'isola è più selvaggio rispetto alla vicina Favignana. Tra i rinvenimenti preistorici quelli più rappresentativi sono visibili nella grotta del Genovese: si tratta di tracce del neolitico e del paleolitico; questa grotta è raggiungibile sia dal mare che da terra, percorrendo per circa due ore un sentiero solitario. Abitata da poche centinaia di persone, Levanzo si mostra in tutta la sua bellezza di oasi solinga: un piccolo borgo in cui il ritmo della vita frenetica sembra essersi interrotto, una deliziosa cala in cui si può godere di un mare color smeraldo e una mulattiera che la taglia da nord a sud, congiungendo il villaggio al faro di Capo Rosso, a picco sul mare. Chi ama il fresco dei boschi può visitare anche Cala Minnola dove già da anni è iniziata una attività di rimboschimento con pini, tipici della macchia mediterranea.
 Marettimo - A 38 chilometri ad ovest di Trapani emerge da splendide acque cristalline Marettimo: l'isola più montuosa e verdeggiante dell'arcipelago delle Egadi, popolata da rupi alte fino a 700 metri (come monte Falcone) e abbondante di sorgenti di acqua freschissima. Sulla Punta Troìa è visibile una fortezza borbonica, un tempo adibita a prigione; appena sopra il paese si scorgono le tracce del passaggio romano nell'isola e anche una piccola chiesa di epoca normanna. Ricca di suggestive grotte raggiungibili in barca - splendide quelle del Cammello, del Presepe e della Bombarda - Marettimo accoglie anche diverse specie endemiche, animali e vegetali. La visita all'isola è oggi agevolata dalla presenza di sentieri pedonali che consentono di apprezzarne appieno il fascino; proseguendo lungo uno di questi si raggiunge la fonte Pegna, dove sopravvive una piccola pineta. Nella zona nord-occidentale dell'isola è visibile una macchia a leccio, lentisco ed erica.Tipiche di Marettimo sono anche numerose specie vegetali appartenenti alla macchia mediterranea. Il rito della mattanza-Fino a una quarantina d'anni fa la mattanza dei tonni era uno spettacolo tradizionale lungo le coste siciliane, oggi invece sopravvive in pochissimi luoghi. Favignana è tra questi. La mattanza (dallo spagnolo matar, uccidere) si svolge tra fine aprile e metà giugno e, pur nella sua finalità diretta a catturare i tonni da vendere sul mercato, riassume storicamente nella mente delle genti di Sicilia il valore simbolico dell'eterna lotta tra l'uomo e la natura, qui in forma di animale (ci viene in mente la corrida spagnola o la lotta titanica tra il marinaio e il marlin ne "Il vecchio e il mare" di Hemingway): rituale popolare, tradizione corale, cerimonia intensa e crudele, intrisa di forti significati culturali. I branchi di tonni spinti dalle correnti orientali del mediterraneo si ritrovano ogni anno a primavera nelle calde acque del Canale di Sicilia per l'accoppiamento, ed è qui che i pescatori organizzano il sofisticato metodo di cattura, secondo una tecnica antica e rigidamente codificata.  Gli animali vengono dapprima guidati all'interno di un sistema di reti e ancore galleggianti che li incanala verso la "camera della morte"; a questo punto le imbarcazioni chiudono da ogni lato il quadrilatero e i tonnaroti issano la rete dove i tonni soffocano, storditi per la mancanza di spazio e di acqua. E' il momento della mattanza: i marinai colpiscono i tonni con gli arpioni e li issano sulle barche, mentre l'acqua diventa rossa del loro sangue in un crescendo impressionante. Al di là dei fatti simbolici comunque il lavoro delle tonnare siciliane rappresentava in passato una voce complessa e importante dell'economia, con grandi stabilimenti (oggi splendidi esempi di archeologia industriale) e una vera attività imprenditoriale, con un forte indotto, per la lavorazione e la conservazione del pesce. Nelle isole le tonnare sono importanti per l'economia sin dal 1453, quando divennero titolo di baronia. Seguendo poi il flusso degli interessi marittimi e commerciali dei liguri verso quest'arcipelago, i Pallavicini-Rusconi, banchieri genovesi, ottennero nel seicento da Filippo IV di Spagna l'arcipelago e le tonnare, in cambio di un loro grosso credito. Nel 1878 i Florio, anch'essi di origine ligure e grandi imprenditori, con due milioni di lire in contanti divennero proprietari di tutto; fu questa famiglia a rendere moderne le tonnare e a creare gli stabilimenti industriali per la lavorazione dei prodotti ittici. Successivamente arrivarono i Parodi, i quali ne divennero a loro volta i proprietari, confermando il rapporto esistente tra Egadi e Liguria. In queste isole si va per riposarsi, per fermare il tempo. Per rieducarsi con gusto e tranquillità al vero senso delle cose, dei rapporti umani e con la natura. Per re-imparare quali sono i bisogni veramente essenziali e quali gli inutili orpelli che affaticano le nostre esistenze. Non c'è molto da fare in queste isole per chi ama le vacanze stressanti come stressante sarà per loro il resto dell'anno. Già, in queste isole si dimentica facilmente cosa è lo stress. Mare, sole, letture, un giro in bicicletta e qualche chiacchierata in piazza con i locali. Favignana è l'isola più mondana..si può assistere a concerti e spettacoli sotto il cielo stellato e si può anche ballare! E per chi ama il buon cibo sarà ammaliato dai sapori irresistibili. Le isole hanno una tradizione gastronomica di tutto rispetto, ovviamente basata sul pescato: piatti semplici, ma curati e saporiti, sempre preparati ingredienti freschissimi, prodotti direttamente sul posto. Nei pochi ristoranti dell'isola si mangia bene praticamente dappertutto; ma il massimo sarebbe stringere amicizia con gente del posto ed assaggiare la cucina casalinga. Noi vi consigliamo di provare ovviamente il tonno, che qui preparano in diverse versioni: semplicemente alla griglia, con la cipollata, all'agrodolce. Poi gli involtini di spada, le fritture di gamberi e di calamari, le prelibate aragoste lessate arricchite con un filo di olio d'oliva, la cernia o l'orata preparate al forno con le patate. Noi ci siamo trovati benissimo in un piccolo ristorante di Favignana, l'Egadi, dove ad un'accoglienza affettuosa e discreta si unisce una cucina raffinata e ghiotta che valorizza al meglio una materia prima di straordinaria qualità. Assaggiate il carpaccio di tonno alle erbe, il lattume, le frascatole in zuppa di aragosta (una sorta di cuscus cotto direttamente nel brodo dell'aragosta), le farfalline alla crema di seppie con finocchietto selvatico e mandorle tostate. E il pesce in tanti modi. Chiudete con le cassatelle di ricotta, i fichi al forno o i succosi gelsi neri. Prima di alzarvi bevete poi un ultimo rosolio fatto in casa. E la vita vi sembrerà più rosea. Se poi la vostra vacanza è destinata a finire (come per tutti noi comuni mortali) portatevi almeno un ricordo (alimentare) di questo sogno: i pescatori locali si sono organizzati in diverse cooperative che, con passione ed antica arte, lavorano e conservano il pescato: in centro troverete diversi negozietti che vendono i tipici prodotti di tonnara, sia sottoli che salati, come bottarga, cuore, ficazza, mosciame. Il calore del sole e dell'accoglienza delle Egadi tornerà con voi nelle vostre case.

Alla Scoperta delle bellezze di Mozia, Pantelleria e Ustica





L'itinerario comprendente le isole vicine alla Sicilia può iniziare dalla piccola ma caratteristica isoletta di Mozia, situata nel Mar Mediterraneo nel mezzo dello Stagnone di Marsala, isola abitata un tempo dalle popolazioni fenicie ed oggi sito curioso per la presenza delle saline caratterizzate dalla presenza dei mulini a vento per la macinazione del sale e le vasche per la evaporazione. L'isola è caratteristica anche per una antica villa di origine romana e caratteristica per i mosaici di pietre di fiume dei suoi pavimenti, per il bacino artificiale Cothon scavato all'interno dell'isola ed utilizzato per il carenaggio, da un particolare cimitero, il Tofet, dove si trovano le anfore contenenti i resti di bambini morti, poco visibili perchè protetti da un tetto molto basso. Quest'isola è stata già citata negli itinerari riguardanti i Musei ed i siti archologici isolani. Qui occorre ricordare menzionarla per la bellezza del suo paesaggio naturalistico. Laguna dello Stagnone-La Laguna dello Stagnone comprende una superficie di 2.000 ettari racchiusi tra lo sperone roccioso di Punta San Teodoro e Capo Lilibeo. Essa racchiude, a sua volta, un piccolo arcipelago composto dall'Isola Longa (o Grande), dall'Isola Scuola e l'Isola di San Pantaleo (Mozia). La Laguna e' stata trasformata in Riserva Naturale Orientata dal 1984 per proteggere l'ingente e prezioso ecosistema comprendente, ad esempio, esemplari di martin pescatore ed espressioni vegetative come la calendula di mare. Pantelleria-Un'altra isola in provincia di Trapani è quella di Pantelleria, nota per la possibilità di vivere nei freschi dammusi, per la possibilità di visitare siti naturalistici come la Montagna Grande, i boschi di pini a leccio, il vulcano Monte Gibele ed i siti archeologici come le catacombe di Monastero, il villaggio abbandonato di Mueggen, la Grotta del Bagno Asciutto, utilizzata in passato come sauna e le favare. L'isola si trova a soli 37 chilometri dalla costa africana e a 47 metri da quella siciliana. L'isola e' la parte emersa di un edificio vulcanico. Gli ultimi eventi eruttivi risalgono a circa 9.000 anni fa, mentre gli ultimi eventi sismici rilevanti risalgono alla fine del 1800. Le attuali manifestazioni vulcaniche presenti nell'isola sono a carattere secondario e sono denominate "Favare". Sono delle emissioni di vapore acqueo. Esempio fra tutte e' la Favara Grande, posta alle pendici della gia' citata Montagna Grande. Tra le altre manifestazioni vulcaniche secondarie occorre menzionare "I Bagni Asciutti o Stufe" (grotte naturali che presentano delle emanazioni di vapore acqueo ad altissima temperatura) e la Grotta del Freddo o "Pirtusu du Nutaru" (qui si assiste alla fuoriuscita di aria fredda prodotta dalla particolare circolazione di aria all'interno delle grotte). Da citare, infine, le sorgenti di acqua termale presenti in tutta l'isola, come quelle del lago Specchio di Venere (conca d'origine calderica, il lago e' composto da acque minerali saline) e quelle di Cala Gadir (borgo di pescatori). Caratteristica principale dell'isola e suo vero e proprio simbolo e' il "dammuso", costruzione nata nel X secolo dopo Cristo. Esso si presenta con muri molto spessi e con il tetto a cupola ed e' concepito in tal maniera per canalizzare l'acqua piovana nelle cisterne. Lo spessore del muro consente di isolare l'interno dell'abitazione in modo da autoregolare la temperatura. In tutta l'isola si trovano i resti di antiche macine di pietra lavica scolpite da artigiani fenici. Altre tracce dell'antico passaggio dell'uomo sono le "Sesi", le tombe di dignitari e capi villaggio costruite con degli enormi blocchi di pietra lavica; vicino a queste tombe si trovano i resti di un antico villaggio preistorico costiero. Tutta l'isola offre la possibilità di fare dei giri a cavallo per visitare i vari percorsi naturalistici, nonchè la possibilità di fare delle escursioni in barca per visitare le varie baie e veri e propri angoli di paradiso lungo la costa. Tanto per citare alcuni nomi, si possono fare quelli della "Ballata dei Turchi", del faraglione di "Dietro l'isola" e quello "Del Tracino" e gli scogli del Formaggio. Il visitatore amante dei percorsi naturalistici, di esperienze vacanziere qualificanti non può perdersi l'opportunità di una bella vacanza in questa isola. Superato l'impatto iniziale costituito dal porto che non offre una degna immagine dell'isola, si arriva in quest'isola ricca di verde che può esser degnamente ammirata in periodi primaverili o autunnali, quando le temperature miti del luogo offrono la possibilità di effettuare delle vere vacanze senza immergersi nell'opprimente turismo di massa. Ustica-L'isola di Ustica rientra nella provincia di Palermo ed attrae per la bellezza naturalistica comprendente la Cala di Santa Maria, il bastione di Monte Guardia dei Turchi, la Cala del Camposanto, la Punta dell'Omo morto con i suoi precipizi, la selvaggia contrada dell'Arso, Punta Gavazzi ricca nella sua predominanza di rocce nere che contrastano con il bianco faro, la Punta di Megna con il susseguirsi di baie, pareti laviche e scogli che rientrano nella tutela legislativa come Riserva naturale integrale comprendente anche il tratto di mare più prezioso dell'isola. Per non parlare poi di altri siti naturalistici interessanti raggiungibili con la barca, come la Grotta Azzurra e quella della Pastizza, la cala di San Paolo, la punta dell'Arpa e del Licciarolo, la Colombaia. A tutta questa bellezza naturale occorre aggiungere alcune costruzioni come il Villaggio dei Pescatori dal predominante colore bianco, la torre borbonica, una vera e propria fortezza dall'energia e superbia traboccanti. Da tutto questo si evince come l'isola offre davvero il meglio a chi vuole passare una vacanza veramente distensiva, a chi ha la capacità di lasciarsi assoggettare dai ritmi naturalistici, molto diversi da quelli umani, a chi vuole godersi gli splendidi tramonti sul Mediterraneo visibili da questo vulcano sommerso che è Ustica. Per dare una visione davvero completa dell'isola, occorre dare dei cenni alla sua storia. Essa fu un sepolcreto fenicio ed insediamento che in seguito conobbe anche altre influenze fino ad ottenere la degna comprensione che merita con i Romani che la chiamavano Ustum, cioè bruciato.
Ustica dal 1986 e' la sede della prima Riserva Marina Italiana che comprende 16.000 ettari.

Filicudi..la quiete dopo la tempesta!




Filicudi e’ senza dubbio la piu’ magnetica delle isole eolie; forse perche’ e’ la piu’ antica dell’arcipelago, essendo nata 600.000 anni fa grazie alle eruzioni vulcaniche delle sue 7 bocche. O forse per la sua forma di tartaruga o di donna incinta che riposa sulle acque. Oggi Filicudi e’ un paradiso selvaggio, di mare cristallino, cespugli profumati di assenzio e piante di capperi in fiore. Non e’ raro vedere a pochi metri dalla costa delfini e tartarughe marine, sullo sfondo mozzafiato delle altre sei isole. Nelle notti senza luna, sotto un manto stellato, si può scorgere il rosso intenso della colata lavica di Stromboli. Il dolce incedere della vita di Filicudi fa rapidamente dimenticare lo stress della città. Si sbarca al piccolo porto e si può subito fare il bagno, tanto l’acqua e’ trasparente; o gustare una granita di gelso tipica dell’isola. Un gozzo e’ l’ideale per andare alla scoperta delle coste, tra antiche sciare, faraglioni in mezzo al mare e suggestive grotte marine. La piu’ bella, la Grotta del Bue Marino, fino a poco tempo fa ospitava una colonia di foche monache. Qui il mare e’ sovrano, anche per chi non vuole affittare un gozzo. Oltre alle spiagge del Porto e di Pecorini, ci sono le Punte, antiche colate laviche raffreddate dall’acqua, ora dolci e levigate, ora aspre e spettacolari. Gli amanti dello snorkeling, invece, non possono perdere una nuotata al faro, dalla parte disabitata dell’isola. Qui e’ possibile vedere fondali di ricci purpurei, pesci, polipi e stelle marine. E per chi pratica diving, ci sono due luoghi culto: la secca al largo di Capo Graziano, dove giacciono, 45 metri sotto il livello del mare, numerosi relitti affondati nel corso dei secoli, da galeoni spagnoli a galere romane; e l’amplia grotta marina, davanti alla vecchia cava delle macine in pietra, dove si riproducono i gamberetti rossi tipici dell’arcipelago (40 metri slm). Le pareti di questa grotta, grazie alle uova blu elettrico dei gamberetti, assumono colori sgargianti. Per chi invece preferisce restare sopra il livello del mare, un tuffo alla Canna con il gozzo e’ obbligatorio. Per gli amanti delle passeggiate Filicudi e’ un piccola perla. Offre piu’ di 70 chilometri di antiche mulattiere. Il paesaggio dell’isola, a uno sguardo più attento, svela un’antica e intensa attività agricola. La terra e’ interamente ricoperta di terrazzamenti, oggi appena visibili. Fino agli anni ’30 Filicudi era coltivata a vigne, orzo, grano, segale e ulivi. Dopo le ondate di emigrazione, che hanno ridotto la popolazione a un pugno di abitanti (circa 200), la natura ha ripreso possesso degli ampezzamenti, lasciando pero’ intatti i sentieri un tempo usati dai muli (che per questo si chiamano mulattiere). Le mete piu’ belle sono senz’altro la sommità della Montagnola di Capo Graziano, che ha ospitato un insediamento neolitico; Zucco Grande, un’antica contrada abbandonata; la sorgente di acqua dolce e Fossa Felci, il punto più alto dell’isola (774 metri), da dove e’ possibile ammirare in un solo sguardo alba, tramonto e le sei perle del Mediterraneo. Tra le passeggiate più facili e al tempo stesso più eclatanti, c’è il Belvedere, dove il sole tramonta dietro il faraglione della Canna, incendiando in controluce il mare, il cielo e il cono di Alicudi. Difficilmente lo dimenticherete. Dopo il tramonto si puo’ andare alla scoperta del fiabesco borgo di pesatori di Pecorini Mare, dove potrete mangiare una deliziosa pasta alle mandorle, sulla Terrazza in riva al mare della Sirena, o deliziarvi con il miglior crudo di pesce della Sicilia, allo Yatching Club dello storico Carlo Levy. Un ottimo posto anche per gli amanti della musica e dei mojito fatti ad arte. Un alternativa per l’aperitivo e’ il pittoresco Saloon di Pecorini, occasione ideale per incontrare la vita semplice e spontanea dell’isola. Questo luogo storico conserva ancora intatta l’energia del suo fondatore, il leggendario Triolo, memoria storica di Filicudi. Secondo le voci locali era l’unico depositario degli antichi segreti sciamanici del mare. Grazie a una danza particolare si dice potesse spezzare le minacciose trombe d’aria che battevano fuoriose sulle coste. C’è chi giura di averlo visto, altri dicono che sono solo storie, ma a noi piace ricordarlo cosi’.